Acromegalia felina

Acromegalia felina

12 Ago, 2013 | | , , ,
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Per acromeglia felina s’intende una sindrome clinica che insorge come risultato di un’eccessiva produzione dell’ormone della crescita (ipersomatotropismo).
Nella maggioranza dei gatti è causata da un tumore funzionale benigno dell’ipofisi. Si tratta di un evento in genere poco conosciuto dai veterinari e ritenuto raro.
Tuttavia, studi recenti hanno dimostrato che la sua prevalenza nei gatti diabetici è stata sottostimata e quindi la patologia è più diffusa di quanto generalmente ritenuto. Si rileva piuttosto frequentemente e in prima istanza in gatti che diverranno diabetici, mentre è difficilmente controllabile una volta che il diabete mellito si sia instaurato. La sua prevalenza nei gatti non-diabetici non è per ora nota.
Si può presentare già attorno ai 6 anni d’età, ma in media i gatti con acromegalia sono attorno agli 11 anni. Come per il diabete, i gatti con acromegalia sono prevalentemente maschi, piuttosto che femmine, sono in genere sovrappeso e ciò risulta di particolare interesse, in quanto i gatti tipicamente diabetici tendono a perdere peso.
Per quanto riguarda la diagnosi, sfortunatamente non esiste un test semplice che comprovi l’esistenza di un’acromegalia. Particolare attenzione va posta alla presenza di sintomi non tipici del diabete come un eccesso di peso. Uno screening per acromegalia va comunque condotto su ogni gatto diabetico, per la possibilità non remota di emettere una diagnosi non corretta.
Sfortunatamente il dosaggio del GH è difficile da realizzare a causa della instabilità della molecola e della secrezione intermittente.
Una valida alternativa è rappresentata dalla misurazione di IGF-1 (insulin- like growth factor) circolatorio, che è direttamente correlato col GH circolante (Growth Hormone). Consigliabile il ricorso ai due test associati; in presenza di esiti elevati, indicata risulta un’immagine craniale per visualizzare un’eventuale anormalità pituitaria.
Ai fini terapeutici, la prima preoccupazione consiste nel migliorare la qualità della vita del paziente. Quindi l’opzione migliore è mirata a controllare le conseguenze dell’ipersomatotropismo ed è rivolta quindi a controllare il diabete mellito. Due o più somministrazioni giornaliere di insulina risultano idonee nella maggior parte dei casi.  Trattamenti più radicali sono alle volte necessari, quali la somministrazione di farmaci specifici (pituitari-inibitori), la radioterapia (al fine di ridurre la produzione di GH) o l’ipofisisectomia (trattamento di scelta in medicina umana).

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